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Posts published in “Editoriali”

Dagli hacker onnipotenti agli avvelenatori fessi

di Fulvio Scaglione  Di quale Russia stiamo parlando? D’ora in poi bisognerà premettere questa domanda a qualunque cosa si voglia dire o scrivere. Perché è chiaro che la Russia degli hacker onnipotenti, quelli che penetrano come fosse burro anche i segreti del Pentagono o dell’agenzia atomica degli Usa (i quali proprio indietro come tecnologia non sono, e poi sono anni che la menano con ‘sti hacker, avranno pur preso qualche precauzione), non s’accoppia bene con quella degli avvelenatori fessi. Ma fessi assai, visto che non riescono a far fuori né un vecchio doppiogiochista inutile e ininfluente come Skripalun furbone come Navalnyj, ci mettono la firma (l’uso del noviciok, una specie di neon con la scritta “è stato il Cremlino”) e se non basta la raccontano pure al telefono.

Ljubov’, testimone della vittoria

È morta all’età di 100 anni a Gomel’, in Bielorussia, Ljubov’ Alekseevna Netupskaja. Era stata la prima testimone di un evento storico: la vittoria contro il nazismo, la resa senza condizioni della Germania hitleriana, firmata nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1945 a Berlino, nel quartier generale del comandante delle truppe sovietiche, maresciallo Georgij Zhukov, dal feldmaresciallo Wilhelm Keitel.

L’URSS FINIVA NELLA DACIA DI BELOVEZHA

Succedeva l’8 dicembre del 1991, in una dacia nella foresta di Belovezha, in Bielorussia. Boris Eltsin per la Repubblica russa, Leonid Kravchuk per quella ucraina e Stanislav Shushkevic per quella bielorussa proclamavano la fine dell’Unione Sovietica “come entità giuridica e politica”. Ma in realtà succede ogni giorno, perché la fine dell’URSS non è mai finita.

MOSCA, FIORI PER I CADUTI ARMENI E AZERI

Davanti all’ ambasciata dell’Armenia e a quella dell’Azerbaigian, a Mosca, sono sorti memoriali spontanei per onorare i caduti nella guerra cominciata il 27 settembre con l’offensiva delle truppe azere. I cittadini di origine armena e azera che abitano nella capitale russa hanno raggiunto la propria ambasciata per deporre mucchi di fiori e appendere ai muri fotografie dei giovani soldati caduti durante gli scontri.

NAVALNYJ VUOL DIRE FIDUCIA

Un sondaggio di Romir, società russa d’indagine dell’opinione pubblica, ha censito i personaggi pubblici ai quali i russi sono più disposti a dare fiducia. Al primo posto Vladimir Putin, ovvio. Al secondo Sergej Lavrov, il ministro degli Esteri che scavalca il leader nazionalista Vladimir Zhirinovskij, scivolato così al terzo posto. Al quarto, sorpresa sorpresa, il blogger e oppositore Aleksej Navalnyj, fresco reduce di un tentativo di avvelenamento di cui accusa direttamente Putin.

DAVAI, SPOSIAMOCI CHE POI DIVORZIAMO!

In Russia ci si sposa molto più che altrove: 6,3 matrimoni ogni mille abitanti (e nel 2018 ancor più: 7,1 ogni mille), quando in Italia siamo al 3,2 per mille, in Francia al 3,5 e nell’Unione Europea a una media di 4,3. In Russia, però, si divorzia anche, e molto più che altrove: 4,3 divorzi ogni mille abitanti, mentre l’Irlanda è allo 0,7 per mille, la Grecia all’1, la Romania all’1,5, l’Italia all’1,53, Finlandia e Svezia al 2,43, l’Estonia al 2,47, la Lituania al 3,07 e la Lettonia al 3,1. Insomma, il 63% dei matrimoni in Russia finisce con un divorzio.