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GIOVANI RUSSI, SENZA VISTO NELLA UE

Proprio mentre l’Unione Europea sta discutendo nuove sanzioni da infliggere alla Russia per il “caso Navalnyj”, un gruppo di giornalisti occidentali e russi non banali dibatte in Rete questo tema: le sanzioni non fanno che rafforzare Vladimir Putin e i suoi, per battere la loro narrazione sulla “russofobia” dell’Occidente bisognerebbe concedere libero ingresso nella Ue ai giovani russi sotto i 25 anni.

L’idea ha un paio di presupposti che mi fanno venire l’orticaria. Il primo è che ci sia una “narrazione” russa che punta a falsificare la realtà (si chiama propaganda, la fanno tutti) e che quindi la Russia abbia sempre torto. Torto in linea di principio. Cosa che, anche solo statisticamente, non è possibile. Secondo, che i giovani russi siano tutti contro il Cremlino e che, nel caso qualcuno di loro fosse pro-Putin, si potrebbe facilmente convertirlo invitandolo a casa nostra. Convinzione non priva di fondamento ma che, adottata senza se e senza ma, rivela una scarsa conoscenza della Russia e dei russi.

Detto questo, la proposta non è priva di fascino né di raziocinio. Se vogliamo conquistare i russi, dobbiamo avvicinarli, non allontanarli. Giusto. Anzi: lapalissiano. A questo punto, però, la domanda che dobbiamo farci è: perché non succede? Perché un provvedimento tanto banale e produttivo non viene adottato? Possibile che i politici europei siano meno astuti o meno illuminati di noi giornalisti? Perché i molti gruppi di pressione che si occupano di Russia, e le non meno numerose associazioni e fondazioni che si battono (o dicono di battersi) per le libertà civili nello spazio ex-sovietico, non lanciano una campagna perché le agevolazioni di Schengen sulla libera circolazione delle persone nella Ue vengano estese anche ai giovani russi? Davvero nessuno ci ha mai pensato prima?

L’unica risposta ragionevole a questa domanda è: perché i politici europei, alla fin fine, non vogliono avvicinare la Russia. Al contrario. Fanno di tutto per allontanarla e respingerla verso Est, in linea peraltro con la politica occidentale degli ultimi trent’anni. Il che non vuol dire che la Russia abbia sempre ragione, che il Cremlino non sbagli un colpo, che Putin faccia o dica solo cose giuste. Ma continuare a pensare che certe cose succedano (l’invasione dell’Iraq, per dire) o non succedano (libertà di visto ai giovani russi, per dirne un’altra) per errore è davvero ingenuo. Forse colpevolmente ingenuo.

Fulvio Scaglione

 

 

 

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One Comment

  1. Davide Davide 14 Ottobre 2020

    Caro Fulvio,

    grazie per le tue interessanti riflessioni. L’orticaria viene anche a me per i tuoi stessi motivi. Che ci sia una narrazione propagandistica contro la Russia presente in tutti i Paesi occidentali, NATO, UE è un dato di fatto. Che tutti i giovani russi siano contro il Cremlino è ovviamente una cosa tutta da dimostrare. Detto ciò a me fa anche venire l’orticaria l’idea stessa di far venire i giovani russi da noi per indottrinarli. Anche questa è propaganda.
    Per battere la loro narrazione sulla russofobia occidentale basterebbe che l’Occidente non fosse russofobo. Aprire i confini ai giovani russi per indottrinarli non è un atto di amicizia, come ciancia Shamiev su Twitter, è un atto di ostilità vero e proprio. “Conquistare i cuori e le menti” è un altro modo, non cruento, di esercitare potere imperiale e di appropriarsi di qualcosa che è di altri.
    Si chiama imperialismo culturale e in questo caso non sarebbe altro che un’altra versione della cooptazione delle elite compradores del Terzo Mondo. Borse di studio di varie fondazioni atlantiste, del Wasthington Consensus o di filantrocapitalisti mirate a coltivare i vari Navalny (se non sbaglio fellow del Greenberg Project) e poi rispedirli a casa loro per riprendere da dove Putin aveva interrotto Elcin.
    Se questo è essere amici della Russia!
    Un’altra osservazione. Definisci lo scambio su twitter tra Shamiev ed altri “non banale”. Forse. Il fatto è che non saprei come definire un intero discorso basato su premesse fallaci e che stanno in piedi solo grazie a massicce iniezioni di propaganda. Mi riferisco al fatto che si dà per scontato ed accertato che Navalny sia stato effettivamente avvelenato col Novichok (nessuno mi pare si chieda quanto alla fine sia innocuo quel veleno mortale …), cosa che, effettivamente, è tutta da provare e dimostrare.

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