Irina Volk, portavoce del ministero degli Interni della Federazione Russa, ha diffuso alcune statistiche sulla criminalità in Russia nel periodo gennaio-novembre 2020. Nel Paese si è avuto in quel periodo un leggero aumento dei reati, pari all’1,2%, con un dato più preoccupante per i crimini, cresciuti del 17,4%. L’aumento è stato registrato in 50 degli 85 soggetti della Federazione, con la punta più negativa nella città a statuto speciale di Sebastopoli, dove i reati sono cresciuti del 40%.
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"Lettera da Mosca" vuole essere uno spazio aperto a tutti coloro, giornalisti, esperti, studiosi o conoscitori della Russia, che sono stanchi della russofobia imperante come della russofilia ingenua e grossolana che si trova in Rete. Graditissimi i pareri diversi purché argomentati e fondati. Coordina il sito Fulvio Scaglione.
Le autorità della Chiesa ortodossa russa, per primo il patriarca Kirill, fin dall’inizio della pandemia (in Russia è coinciso con la Quaresima) hanno invitato i fedeli a rispettare le regole sanitarie e le strategie anti-Covid decise dal Governo. Lettera da Mosca ne ha parlato anche di recente. Non per questo, però, sono mancate le polemiche, anche all’interno della stessa Chiesa. Ne diamo conto ripubblicando un estratto del capitolo “La polemica negazionista di preti e monaci Covid-dissidenti” di un libro sulla Russia molto interessante e uscito da poco: Lo zar di vetro – La Russia di Putin di Stefano Caprio (Jaca Book). Profondo conoscitore della Russia, dove ha vissuto a lungo, e della Chiesa ortodossa russa, Caprio ha affrontato i temi decisivi, dalla crisi del puntinismo alla riforma costituzionale, dal rapporto tra Chiesa e Stato alle questioni economiche al ruolo dell’intelligencija. Ma ecco un brano del capitolo sulla dissidenza anti-Covid in ambito religioso.
È andato giù piatto, il patriarca di Mosca e di tutta la Russia Kirill, nel prendersela con i negazionisti del Covid-19. E lo ha fatto dal pulpito della cattedrale di Cristo Salvatore, a Mosca. Ovvero dal luogo che è un tempio della fede ortodossa ma anche dell’orgoglio nazionale, essendo stata ricostruita negli anni Novanta laddove sorgeva quella costruita nell’Ottocento per ringraziare il Signore della vittoria su Napoleone nel 1812.
Qualche giorno fa abbiamo dato conto, in queste pagine, della trascuratezza di molti ufficiali dei servizi segreti russi rispetto alle norme di sicurezza per le comunicazioni. Trascuratezza emersa in modo clamoroso nel “caso Navalnyj”. A giudicare da una recente inchiesta di BBC Russia, si tratta di un’abitudine consolidata a molti livelli. Pare infatti che anche Valerij Nikolaevic Ermakov, colonnello della Polizia e soprattutto direttore del Centro speciale per la sicurezza dei movimenti su strada (qui CSSMS) del ministero degli Interni, sia finito nei guai. Ma prima di dire perché, chiariamo di che cosa si occupa il Centro da lui diretto.
di Fulvio Scaglione Avvertenza: qui si parla male di noi e anche della Russia. Comunque… Il notizione di fine anno è stato questo: la Russia ha mentito, ha truccato i dati sui morti da Covid. Rosstat, l’istituto federale di statistica, ha reso noto che le vittime del virus sarebbero 186 mila, contro le 56 mila di cui si parlava fino a pochi giorni fa. Il triplo, insomma. Dando poi retta ai calcoli di Aleksej Raksha, demografo di Rosstat invitato a dimettersi nell’estate scorsa, i morti da Covid sarebbero addirittura 240 mila. Lui dice che nel 2020 ci sono stati in Russia 300 mila morti più che nel 2019 e che (non si sa bene in base a quale ragionamento) l’80% di questi morti in più sono dovuti al virus. Raksha aggiunge che la truffa statistica sarebbe stata organizzata per favorire la propaganda putiniana per il referendum costituzionale, in un primo tempo previsto per il 22 aprile e poi, proprio a causa del Covid, spostato al 25 giugno.




