Press "Enter" to skip to content
Fulvio Scaglione

Posts published by “Fulvio Scaglione”

"Lettera da Mosca" vuole essere uno spazio aperto a tutti coloro, giornalisti, esperti, studiosi o conoscitori della Russia, che sono stanchi della russofobia imperante come della russofilia ingenua e grossolana che si trova in Rete. Graditissimi i pareri diversi purché argomentati e fondati. Coordina il sito Fulvio Scaglione.

Le multe (non pagate) dei Vip

Molte celebrità e VIP (come si direbbe oggi) già ai tempi dell’URSS compravano auto straniere e si facevano belli (anche se meno spesso di oggi) lungo le strade principali di Mosca e San Pietroburgo senza temere le multe. La prima ballerina del Bolshoi, Olga Lepeshinskaya, negli anni Quaranta attraversava Mosca su una Ford V8 decappottabile. Anche la Matra-Bonnet Djet VS del 1965, donata per il primo volo spaziale a Jurij Gagarin, era ben nota per le strade di Mosca. Il pattinatore artistico e campione olimpico Aleksei Ulanov apprezzava la potenza dei veicoli americani e si comprò una Oldsmobile Toronado del 1969 con un enorme motore V8 da 7,5 litri. Più tardi, lo scrittore e sceneggiatore Fyodor Shakhmagonov acquistò una Oldsmobile Cutlass del 1970.

USA, CHE COSA AVETE DA OFFRIRE ALLA RUSSIA?

di Vladimir Badmaev     Per molto tempo, l’egemonia mondiale della Gran Bretagna si è basata su una potente flotta e sul principio di “divide et impera” esercitato sui suoi avversari sul Continente. Ma, ovviamente, l’economia rimaneva la sua arma principale. Dopo che il Regno Unito si era trasformato nel laboratorio e nella bottega del mondo, per qualunque altro Paese litigare con Londra era diventato un affare costoso e dalle conseguenze assai sgradevoli. Nel Ventesimo secolo, gli Stati Uniti hanno assunto il ruolo di Paese egemone e di principale potenza economica del pianeta. E i metodi usati dagli Usa per preservare il dominio globale sono stati gli stessi un tempo usati dall’ex padrona dei mari: perché cambiare ciò che funziona? Ma il tempo passa e oggi, inaspettatamente, è la Cina la grande officina del mondo, anche se Washington continua a considerarsi la potenza egemone. Proprio nella fase in cui il mondo occidentale ha deciso di sbarazzarsi della propria industria per avviare la cosiddetta transizione verso una sorta di società dell’informazione postindustriale. Ma gli eventi degli ultimi anni hanno dimostrato che è impossibile mangiare informazioni e che le automobili non escono dai computer.

NAZIONALISMO, QUANDO NAVALNY ERA DI DESTRA

di Denis Lavinski      Nel giugno del 2008, quattro organizzazioni nazionaliste tennero una conferenza all’hotel Kosmos di Mosca. La conferenza era intitolata “Un nuovo nazionalismo politico”. Sul palco era appeso uno striscione con un ragazzo russo biondo dalla pelle chiara contro un cielo blu. Appeso in alto c’era una striscione con lo slogan: “Il futuro ci appartiene!”. Il design era grezzo e rudimentale come il punto che gli organizzatori cercavano di stabilire. Un piccolo assaggio del passato di Alexey Navalny. Molto lontano dal personaggio patinato e con ottime strategie di marketing che vediamo oggi. Nella foto di allora, Navalny è in piedi con le braccia alzate, trionfante, accanto a tre figure dell’estrema destra e del nazionalismo russo. Sono: il presidente del partito Grande Russia, Andrey Savelyev; il presidente del Movimento sociale russo (ROD), Konstantin Krylov; e il leader del Movimento contro l’immigrazione illegale (DPNI), Alexander Potkin alias Belov. Navalny partecipava alla conferenza come principale rappresentante dell’organizzazione NAROD, o Movimento di liberazione nazionale russo (il testo completo del Manifesto di NAROD si può leggere qui).

AMNESTY, PERCHE’ SCARICA NAVALNY

di Fulvio Scaglione   E così, Amnesty International ritira la patente di “prigioniero di coscienza” ad Aleksey Navalny. La ragione? Le dichiarazioni apertamente razziste che il Nostro aveva sparso qua e là in passato. Il grido di dolore dei benpensanti ha percorso il pianeta ed Amnesty è stata accusata di ogni cosa, nei casi più moderati di essere in preda a confusione mentale.

LUKASHENKO, DECIDE ANCORA LUI

di Maurizio Vezzosi   L’11 e 12 febbraio si è svolta a Minsk l’Assemblea generale bielorussa, evento che si tiene ogni cinque anni e si prefigge di fare un bilancio del piano quinquennale concluso e di approvare quello da inaugurare. Quest’anno ha visto la partecipazione di 2.700 rappresentanti istituzionali di tutti i livelli e di tutti i settori sociali. “Unità, sviluppo, indipendenza” sono state le parole d’ordine dell’Assemblea, presieduta da un Aleksandr Lukashenko ormai al potere da ben 26 anni, e stampati in grandi insegne all’interno e all’esterno del Palazzo della Repubblica, nella centrale Piazza d’Ottobre della capitale.

SERBIA, IL PAESE DEI QUATTRO VACCINI

Mentre la diffusione del Coronavirus in Russia sembra rallentare, i produttori di vaccini continuano a competere tra loro, cercando di conquistare i mercati dello spazio post-sovietico. Sputnik V, il vaccino russo, è stato registrato in Kirghizistan. Nel frattempo, il primo vaccino registrato in Ucraina è stato il farmaco della società britannico-svedese AstraZeneca. Si distingue comunque il caso della Serbia, che offre ai suoi cittadini quattro vaccini e intanto reclama il “primato” per il virus.