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Fulvio Scaglione

Posts published by “Fulvio Scaglione”

"Lettera da Mosca" vuole essere uno spazio aperto a tutti coloro, giornalisti, esperti, studiosi o conoscitori della Russia, che sono stanchi della russofobia imperante come della russofilia ingenua e grossolana che si trova in Rete. Graditissimi i pareri diversi purché argomentati e fondati. Coordina il sito Fulvio Scaglione.

VACCINAZIONE: NIENTE OBBLIGO, SIAMO RUSSI

di Marco Bordoni – In principio lo slogan era: si alla vaccinazione, no all’obbligo. Ovvero (parola del Capo): abbiamo un vaccino ottimo (anzi, tre!), la gente dovrebbe usarlo (come ho fatto io!), anzi è molto importante che lo faccia, ma l’obbligo no, grazie. Il 22 marzo  (ipse dixit): “La vaccinazione è, ovviamente, una scelta volontaria di ciascuno, una decisione personale”. Il 26 maggio: “Vorrei ribadire la mia posizione. A mio parere, è impossibile introdurre la vaccinazione obbligatoria.  I cittadini devono comprendere da soli questa necessità, rendersi conto da soli che se non si vaccinano possono affrontare un pericolo grave e persino fatale.”. Com’è andata, in Russia, l’idea di lasciare la decisione alla gente? Se stiamo ai dati, molto male.  I sondaggi mostrano che i russi disposti a vaccinarsi sono stati la maggioranza solo nel breve periodo febbraio – giugno 2020. Poi (quando il vaccino è arrivato veramente!), sono precipitati a poco più di un quarto del totale. Del resto, che bisogno c’era, visto che la gran parte dichiarava di condurre una vita assolutamente normale o di aspettarsi la normalità entro brevissimo? A fine marzo Putin si lanciava in previsioni ottimistiche (entro l’estate 70% della popolazione vaccinata e fine dell’epidemia) basate su stime elaborate dal produttore di Sputnik all’inizio della campagna vaccinale e confermate, in seguito, dal Governo.

“DEFENDER”, IL SENSO DI UNA PROVOCAZIONE

Dopo le esercitazioni Defender Europe 2021, dopo il crescente spostamento a Est di truppe e sistemi d’arma offensivi e difensivi, dopo i continui finanziamenti alle opposizioni o sedicenti tali, dopo le campagne di stampa contro la Russia, dopo l’incidente del Golfo Pietro il Grande, siamo arrivati a un nuovo livello di bassezza. L’incidente di Sebastopoli vede protagonista il cacciatorpediniere “Defender” della marina britannica, unità di prim’ordine, di ultima generazione. Il giorno 23, pur partecipando a un’esercitazione congiunta con le forze ucraine, il “Defender” ha preso il largo e, con a bordo una squadra di marine ucraini e alcuni giornalisti inglesi, ha fatto rotta verso le acque russe. Il video girato da Jonathan Beale, giornalista della Bbc, ha svelato la premeditazione di tale azione. Non si è trattato di un incidente, la rotta presa dalla nave, come si nota in alcune immagini del video, era tracciata per attraversare le acque territoriali russe in aperta violazione di ogni trattato.

 

ALESSANDRO III, ECCO PERCHE’ PIACE A PUTIN

di Marco Bordoni – Un paio di settimane fa, nell’incantevole scenario della reggia di Gatchina, nei sobborghi pietroburghesi, Putin ha inaugurato un monumento ad Alessandro III. Nell’elegante palazzo progettato per Grigorj Orlov da Antonio Rinaldi, lo zar cosiddetto “pacificatore” trascorse gran parte del proprio regno. Non è il primo omaggio di Putin ad Alessandro: nel 2017 aveva tagliato il nastro di una statua simile, piazzata in Crimea, nel palazzo di Levadia, e ne aveva elencato i successi: “Autorità internazionale della Russia rafforzata con la fermezza non con le concessioni, rapida crescita economica di pari passo con un riarmo che ha rafforzato l’esercito e la marina, fioritura di cultura e arte, grazie al richiamo alle tradizioni”.

ARMENIA, IL VOTO SULLE FERITE DELLA GUERRA

di Maurizio Vezzosi da Erevan (Armenia) – Arrivata alle elezioni politiche, l’Armenia si trova a fare i conti con una situazione assai complessa: la piccola Repubblica ex sovietica è andata al voto in un clima di forte risentimento nei confronti della propria classe politica e al tempo stesso di disillusione. La sconfitta nella guerra dello scorso autunno con il vicino Azerbaijan ha lasciato ferite profonde a livello sociale, politico ed economico. L’affermazione azera nella regione del Karabakh ha provocato la perdita del controllo di centrali idroelettriche e di vaste aree di territorio agricolo particolarmente fertile, oltre che importanti sotto un profilo simbolico e culturale.

Stupidario russofobo e forza dei fatti

Lo stupidario russofobo è vincente, a livello di propaganda, per una sola ma potente ragione: è senza fondo. Poco più di un anno fa la grande stampa sparava la sciocchezza dei russi della missione “Dalla Russia con amore” arrivati in Italia per spiare la Nato. Qualunque persona con un grammo di cervello poteva capire che si trattava di una scemenza. Un centinaio di scienziati e tecnici militari arrivati in Italia con tanto di fanfara come potevano spiare strutture militari come quelle? Che facevano, andavano strisciando di notte tra le pattuglie americane per poi, di giorno, sanificare le residenze per anziani della Bergamasca? Come se non bastasse, c’era anche chi scriveva che i russi spruzzavano liquidi misteriosi (ma certamente nocivi, ovvio) sulle strade delle nostre città.

OPPOSIZIONE? LA ORGANIZZA IL CREMLINO

di Giuseppe Gagliano    In Russia un’ondata di repressione si abbatte sulla cosiddetta opposizione non di sistema, termine che designa tutte le organizzazioni che non sono ufficialmente riconosciute come partiti politici e che, di conseguenza, sono tenute fuori dalla competizione elettorale. Alcuni media emblematici dei circoli del dissenso liberale e democratico, molto impegnati contro Vladimir Putin – come la rivista studentesca Doxa o, ancora più emblematico, il canale di notizie online Meduza – si trovano nel mirino della giustizia, sotto l’influenza della legislazione contro l’estremismo (la legge federale volta a “combattere le attività estremiste”, adottata nel 2002, è stata modificata e rafforzata nel 2008 e nel 2015) o quella che disciplina l’attività delle organizzazioni che ricevono finanziamenti esteri. Questa legge, adottata nel 2012 (rafforzata nel 2020 sul modello della legge americana FARA, Foreign Agents Registration Act, 1938), richiede alle ONG che ricevono finanziamenti dall’estero di registrarsi soprattutto su Internet, a rischio di essere soggette a restrizioni della propria attività o di essere multati.

Biden e Putin, tutto torna al suo posto. Anche la Cina

Alla fin fine, la grande politica internazionale è una cosa semplice. È complicata nelle tattiche, nelle manovre, nei trucchi. Lo è molto meno nelle strategie. Alla vigilia del summit tra Joe Biden e Vladimir Putin questa realtà si è affermata con lampante chiarezza. La strategia degli Stati Uniti è quella tipica di tutti gli imperi: divide et impera. La nuova amministrazione prima ha molto lavorato per dividere l’Europa dalla Russia, tentando fino all’ultimo di minare anche il ridotto della Germania e della sua ostinazione nel mantenere con Mosca l’accordo sul gasdotto Nord Stream 2. Poi, dopo aver dichiarato in ogni dove che la Russia era come sempre l’impero del male assoluto (Possiamo dire che Putin è un assassino? Sì sì), è passata a cercare di dividerla della Cina, che è il vero avversario strategico degli Usa, dicendo quanto sarebbe bello avere un buon rapporto con Putin (“Un avversario degno”) e i suoi hacker-sicari-torturatori. Non a caso Biden si presenta a Ginevra con un dono ben augurale: la dichiarazione che l’Ucraina non è pronta a entrare nella Nato. Il che, detto di passaggio, dimostra (se ve ne fosse stato bisogno) che nella strategia americana Kiev è una pedina da giocare secondo necessità. Molto più di quanto lo sia la Bielorussia per la Russia. Il che rende plasticamente  la differenza di potere reale tra i due Paesi.