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CORANO E ISLAM NEL CARCERE DI NAVALNY

Qualche tempo fa, Aleksey Navalny si era lamentato del fatto che le autorità del carcere avevano bloccato una serie di libri che lui voleva portare con sé in cella. Tra gli altri volumi, anche un Corano perché, diceva Navalny, “ho capito che per crescere come cristiano devo leggere anche il Corano”. Si è scoperto, poi, che la colonia penale n°2 di Pokrov dove l’agitatore politico è detenuto, ha una piccola ma consistente storia di relazioni con l’islam. Nella colonia, infatti, c’è una sala di preghiera con copie del Corano a disposizione dei detenuti. La decisione di organizzare un luogo per la preghiera dei musulmani e di dotarlo di libri a carattere religioso fu presa nel 2014 perché tra i detenuti c’erano molti migranti arrivati in Russia dall’Asia Centrale in cerca di lavoro. Per un certo periodo ebbero anche un loro imam, un carcerato che si era formato dal punto di vista religioso ad Abu Dhabi.

La sala di preghiera della colonia penale, ricorda Abdulbari-khazrat Sultanov (nel mondo Boris Sultanov), capo della comunità islamica di Pokrov, fu creata perché “a quel tempo in carcere c’erano molti tagiki e uzbeki. Metà degli ospiti della colonia penale era composta di persone che venivano dall’Asia Centrale e quasi non parlavano il russo”, dice Sultanov. “Erano stati condannati tutti per furto: lavoravano nei cantieri e rubavano nelle città in cui si trovavano”. Fu lo stesso Sultanov, al momento di inaugurare la sala di preghiera, a portare in carcere dieci copie del Corano, tappeti per la preghiera, riviste e altre pubblicazioni religiose. “La metà dei libri andarono alla biblioteca del carcere, che si trova accanto alla sala di preghiera. Per anni con i detenuti abbiamo celebrato le feste, organizzato incontri e conferenze. Con la pandemia, ovviamente, abbiamo dovuto smettere”.

Le parole di Sultanov sono confermate da Azat-khazrat Munavirov, capo dell’amministrazione spirituale dei musulmani della regione di Vladimir. In questa veste, Munavirov visita spesso i penitenziari della zona. “Il fatto che Navalny volesse portare in carcere un suo Corano è normale, rientra nei diritti del detenuto. Così come è normale procedura il fatto che tutto ciò che viene portato nelle carceri, libri compresi, sia controllato sotto un duplice aspetto. Da un lato per verificare che nulla venga nascosto nell’oggetto o libro in questione. Dall’altro, nel caso di un libro, per controllarne i contenuti, per essere certi che non nasconda messaggi estremistici o incitamenti alla violenza. I libri di Navalny sono ora sottoposti a tale controllo”. Capita spesso, dice Munavirov, che le autorità del carcere gli sottopongano libri o pubblicazioni religiose. “Se dovessero portarci il Corano di Navalny lo esamineremo volentieri. Per il testo sacro occorre controllare anche la traduzione e lo stile della pubblicazione”.

Secondo i ricordi del capo della comunità musulmana di Pokrov, Abdulbari-khazrat Sultanov, un tempo la colonia aveva anche un proprio imam, scelto dai detenuti per aiutarli nella pratica e nell’educazione religiosa. “Era originario del Daghestan. Aveva ricevuto una certa formazione religiosa ad Abu Dhabi e poi era finito qui in prigione. Non gli ho mai chiesto perché fosse stato condannato. Conduceva le preghiere,  si occupava dei problemi di tutti i detenuti musulmani. Quando non riuscivo a risolverli, mi chiamava e ci consultavamo. Quattro anni fa, però,  ha finito la sua pena e ha lasciato la colonia”.

Secondo Sultanov, anche molti russi consultavano il Corano e lui ricorda almeno due casi di detenuti che si sono convertiti all’islam. “Purtroppo il carcere ha dei ritmi di vita ben precisi”, dice Azat Munavirov, “e non sempre i detenuti musulmani riescono a rispettare il ciclo delle cinque preghiere quotidiane”. Munavirov aggiunge che i rappresentanti della comunità islamica di Pokrov e di Vladimir da più di un anno non possono entrare in carcere a causa del Coronavirus. E che gli piacerebbe incontrare Aleksey Navalny “per capire che tipo di persona sia”.

Com’è noto, il 13 aprile Navalny ha denunciato la direzione della colonia penale n°2 che ancora trattiene i suoi libri, tra cui appunto anche il Corano. Pare che la procedura di controllo, cui faceva riferimento anche Munavirov, possa durare fino a tre mesi. Sulla questione è intervenuto anche Ramzan Kadyrov, presidente della Repubblica di Cecenia. Kadyrov ha definito Navalny “un islamofobo” che parla del Corano “solo per guadagnarsi la simpatia dei musulmani“. Il politico ceceno ha aggiunto che Navalny avrebbe il diritto morale di leggere il Corano solo dopo essersi convertito all’islam.

Lettera da Mosca

 

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