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SOTTO LA NEVE MOSCA RIMPIANGE I MIGRANTI

“A Mosca, secondo alcune stime, il numero dei migranti è diminuito del 40%. La pulizia della neve è sul naso. Questo è lavoro manuale, serve una pala, una scopa, una zappa. Non tutti i moscoviti sono disponibili a impugnarle”, ha detto già nell’ottobre scorso il sindaco della capitale, Sergei Sobyanin, sulle conseguenze della chiusura dei confini a causa della pandemia. I lavoratori migranti sono il 35-40% dei dipendenti del GBU “Zhilishchnik” (Gosudarstvennye Budzhetnye Ucrezhdenya, l’ente incaricato di tutti i lavori di manutenzione del patrimonio immobiliare pubblico e del territorio, N.d.R.). La carenza di manodopera a Mosca è stata compensata a spese degli abitanti delle regioni limitrofe.

L’inverno 2020/2021 è stato, nella capitale, il più nevoso nell’intera storia delle rilevazioni meteorologiche. Nella notte del 13 febbraio la nevicata è stata del 40% superiore alla media del mese.  Per l’intero periodo invernale l’aumento è stato del 65%. Le conseguenze dell’anomalia meteorologica che ha interessato la capitale si sono materializza in voli cancellati, ingorghi infiniti, montagne di neve nelle strade e nei cortili e difficoltà nello smaltimento dei rifiuti. Nonostante il fatto che le autorità sapessero in anticipo del potenziale disastro e avessero cercato di prepararsi, anche reclutando personale russo per il duro lavoro, le ricadute in alcune aree sono state insuperabili…

Di solito, il principale afflusso di migranti in Russia inizia in primavera, quando arrivano i lavoratori stagionali. Tuttavia, nel 2020, molti non sono stati in grado di entrare nel Paese a causa della chiusura delle frontiere contro la pandemia. “I confini sono ancora chiusi”, spiega Rinat Karimov, presidente del Sindacato dei lavoratori migranti, “puoi entrare in Russia solo se il datore di lavoro presenta una richiesta specifica per te. Cosa che però, almeno finora, può essere fatto solo nel settore edilizio”.

Il settore delle costruzioni è uno di quelli a cui le autorità comunali hanno fatto appello per compensare la mancanza di addetti allo sgombero della neve e il mancato afflusso di migranti. Di certo è quanto è successo nel distretto dell’aeroporto, come conferma Pavel Yarilin, consigliere comunale eletto proprio in quel distretto. “È una pratica comune. Ho parlato con un appaltatore: i suoi dipendenti – elettricisti, fabbri, stuccatori – sono stati tutti arruolati per la pulizia delle strade”…

La quantità di precipitazioni determina anche gli standard per la raccolta e la rimozione della neve. Allo stesso tempo, il budget per il lavoro viene sempre calcolato in anticipo sulla base di una cifra mensile media. Se cade più neve del previsto bisogna ovviamente mobilitare mezzi maggiori, e in questo caso vengono firmati dei “contratti d’emergenza” con gli impresari edili che forniscono autocarri con cassone ribaltabile e altri mezzi pesanti”…

Il concetto di periodo invernale per i servizi pubblici non è equivalente a quello di inverno. Spesso la neve in Russia inizia a cadere già in autunno e le nevicate si fermano solo in primavera. Pertanto, i contratti per la pulizia delle strade di GBU vengono stipulati dall’autunno alla primavera. Da settembre 2020 a febbraio 2021, gli “Zhilishniki” hanno stanziato 1,24 miliardi di rubli per la rimozione della neve. Le spese maggiori sono per il caricamento e la rimozione della neve: oltre 900 milioni di rubli. Un’altra voce di spesa è il noleggio e la manutenzione delle attrezzature speciali. Diverse dozzine di contratti per un importo totale di 114 milioni di rubli sono stati invece addebitati al bilancio dello Stato. Circa lo stesso importo è stato stanziato per la pulizia dei tetti di condomini, strutture comunali e industriali. Una minima quantità di denaro è stata spesa anche per pale, scope, zappe e altre attrezzature. A metà febbraio, le organizzazioni competenti avevano stipulato contratti per un valore di oltre 25 milioni di rubli.

di Ilya Gorshikov

Pubblicato su Daily Storm

 

 

 

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