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L’Estonia balla da sola. Con cautela.

Interessante presa di posizione di Kaja Kallas, prima ministra dell’Estonia: “Forse la Russia sta usando il vaccino Sputnik V per raggiungere obiettivi politici”, ha detto la Kallas, “infatti non vaccina la propria popolazione ma offre il vaccino ad altri Paesi per accrescere la propria influenza. La Cina sta facendo la stessa cosa. Ma la domanda è: se l’Agenzia Europea per i Medicinali dice che questo è un buon vaccino, allora per noi è un vaccino come qualunque altro. Non dobbiamo farne uno strumento politico, le persone devono essere vaccinate”.

Ci sono due cose da notare in questa dichiarazione. La prima, ovviamente, è la diversità rispetto agli altri Paesi non filo-russi o dichiaratamente anti-russi dell’area. Mentre Lettonia, Lituania e Ucraina hanno detto “no” al vaccino russo in modo chiaro e definitivo, per principio, senza nemmeno prendere in considerazione l’eventuale efficacia di Sputnik V (e in qualche caso facendo pure finta di contestarla), il Governo dell’Estonia assume una posizione più pragmatica, nell’interesse dei suoi cittadini.

L’altra cosa è la considerazione che “la Russia non vaccina la propria popolazione”. Questo, al contrario del precedente, è un argomento che ritroviamo nella propaganda nazionalista di Lituania, Lettonia e Ucraina, e che anche il Governo dell’Estonia pare condividere. Strano, perché non è vero che la Russia non vaccina i suoi cittadini. Al 13 febbraio, ovvero alla quarta settimana della campagna di vaccinazione, 2,3 milioni di russi avevano ricevuto almeno la prima dose del vaccino.

Non è moltissimo, per una popolazione di 144 milioni di persone. Forse le autorità sanitarie russe potevano andare più veloci o essere più efficienti. Forse l’obiettivo di fare punti geopolitici fornendo lo Sputnik V a destra e a manca (ricordiamolo, il vaccino russo è al terzo posto per numero di Paesi che l’hanno approvato nel mondo) ha ridato le scorte. Chissà. Però due milioni e 300 mila persone sono un discreto test. Se ci fossero problemi seri, qualcosa sarebbe già saltato fuori. O no?

Sono considerazioni che la Kallas e il Governo dell’Estonia sanno benissimo fare da soli. Viene così il dubbio che il mantra “la Russia non vaccina i suoi” sia il prezzo formale da pagare per non passare per traditori del fronte. L’Estonia ballata sola, ma con una certa attenzione.

Lettera da Mosca 

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