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MIGRANTI IN FUGA DA MOSCA

Yandex.Lavka e Samokat (società che appartiene a Mail.ru e Sberbank), i maggiori operatori nel settore del food delivery, se ne sono accorte per prime. Una quantità crescente di reclami e disdette per consegne mancate o in ritardo. Un guaio per aziende che aveva messo a profitto pandemia e lockdown in un mercato, quello della consegna del cibo a domicilio, che prima del virus valeva circa 8 milioni di euro e che per la fine del 2020, secondo gli studi di Infoline Analytics, dovrebbe invece fatturarne più di 330. Una macchina da soldi che rischia di incepparsi per colpa dei… migranti.

Le aziende della distribuzione, infatti, sono partite alla caccia delle cause. E hanno scoperto che il problema nasce dalla scarsità di corrieri. Fino a qualche tempo fa il 50% dei candidati si presentava al secondo colloquio, ora la quota è scesa al 20%. E i corrieri mancano perché mancano i migranti, che erano i primi ad adattarsi a quel tipo di lavoro. Come ha detto anche il sindaco Sergej Sobjanin, nel 2020 il numero di coloro che erano approdati a Mosca in cerca di lavoro e fortuna è calato del 40%. Dato confermato dal Center for Strategic Research di Mosca, secondo cui il 40% delle aziende che operano in settori ad alto impiego di migranti (per esempio l’edilizia) ora soffrono di carenza di personale.

Ad allontanare tanta gente dalla capitale russa è stata la pandemia, con le relative difficoltà pratiche e ristrettezze economiche. Molti migranti, per spendere meno, hanno preferito tornare verso i Paesi o le regioni d’origine, dove magari avevano lasciato anche le famiglie. E anche Mosca, come tutte le grandi città dell’Occidente, ha scoperto quanto sia complicato rinunciare alla loro presenza e al loro contributo.   Fulvio Scaglione

 

 

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