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DELITTO ROCCHELLI, UNA REPLICA DA MOSCA E KIEV

Il Centro Memorial di Mosca e il Centro per le libertà civili di Kiev hanno fondato un “Gruppo di studio internazionale per un’analisi indipendente” dell’uccisione, il 24 maggio del 2014, del giornalista italiano Andrea Rocchelli e del giornalista russo (nonché membro di Memorial) Andrej Mironov e del ferimento del fotoreporter francese William Roguelon. Come ha raccontato Marco Bordoni in Lettera da Mosca, per il duplice assassinio è stato condannato Vitaly Markiv, ucraino di origine ma anche cittadino italiano, che ha subito in primo grado una pena di 24 anni di carcere. Il Gruppo di studio del Centro russo e di quello ucraino ha pubblicato un primo documento, molto critico nei confronti dei magistrati italiani, che qui riportiamo.

  1. Il Gruppo di lavoro internazionale ha studiato le circostanze della morte di Rocchelli e Mironov e le norme di legge che avrebbero dovuto essere utilizzate dalla magistratura italiana, che le ha invece trascurate. L’Italia ha ratificato tutti i principali trattati sul diritto internazionale umanitario (di seguito DIU). Il DIU è stato implementato in Italia attraverso le Linee guida per l’applicazione del DIU, il War Act del 1938 e il Codice penale militare in caso di guerra. Le questioni che non sono regolate dal Codice penale militare in caso di guerra devono essere interpretate in conformità con il DIU e la pratica dei tribunali penali internazionali. Ciò riguarda, ad esempio, la questione dell’intenzionalità, che dev’essere accertata quando si indaghi su attacchi contro la popolazione civile. L’indagine sulla morte del fotoreporter italiano Andrea Rocchelli e del dissidente russo e attivista per i diritti umani Andrei Mironov e sul ferimento del fotografo francese William Roguelon, il 24 maggio 2014 vicino a Slavyansk, dovrebbe quindi essere condotta tenendo conto di quei trattati internazionali.
    Secondo il Gruppo di lavoro internazionale, la Giustizia italiana non ha tenuto conto dello status giuridico del conflitto nell’Ucraina orientale, non si è lasciata guidare dalle disposizioni dei trattati internazionali sul DIU nel giudicare le azioni degli imputati e si è servita contro di loro dei materiali del caso in modo molto selettivo e incoerente. Inoltre, non è stato considerato il fatto che l’accusato (Vitaly Markiv, n.d.t.) era un membro delle forze armate regolari dell’Ucraina, il che gli garantisce l’immunità rispetto a eventuali procedimenti giudiziari in giurisdizioni straniere, nonostante la doppia cittadinanza dell’imputato. La questione dell’immunità avrebbe dovuto almeno essere esaminata dal tribunale.

2. Il Gruppo di lavoro ha esaminato a fondo le prove su cui il tribunale si è basato per la sentenza di primo grado. Le prime conclusioni ci permettono di constatare una insufficiente ricerca dei fatti e la vaghezza della loro analisi. Sono emersi anche diversi dubbi sull’obiettività delle conclusioni della corte. Molti dubbi emergono anche a proposito della testimonianza del testimone principale, il fotoreporter francese William Roguelon, per lo shock che questi aveva subito dopo essere stato colpito dai bombardamenti e per la sua possibile mancanza di preparazione psicologica al lavoro nel tratto di operazioni militari. Lo stesso Roguelon, in tribunale,  ha ripetutamente affermato che credeva di morire, convinzione confermata dai messaggi inviati ai colleghi, in cui diceva di sanguinare  e di essere in punto di morte. I materiali del processo, però, dimostrano che Roguelon era stato ferito in modo leggero alle gambe dalle schegge e che era in grado di muoversi da solo.
Va altresì notato che Andrei Mironov era, tra tutte le persone coinvolte, quello con la maggiore esperienza militare e giornalistica. Tuttavia, la Corte ha chiaramente sottovalutato il suo ruolo nella tragedia e non ha tenuto conto dell’ultimo video da lui registrato durante la battaglia, in cui Mironov dice che il gruppo di giornalisti era stato preso nel fuoco incrociato.
Allo stesso modo il Tribunale non ha preso in coniderazione la presenza e l’eventuale partecipazione alla sparatoria e all’uccisione di Rocchelli di membri delle formazioni armate al comando del cittadino russo Igor Girkin (Strelkov), presenti sul luogo del decesso dei giornalisti.

3. Il Gruppo di lavoro ha analizzato la copertura del processo sulla stampa italiana e prende atto del background negativo che lo ha accompagnato, che potrebbe avere un impatto negativo sul rispetto del principio della presunzione di innocenza. L’analisi delle pubblicazioni prima della condanna ha mostrato le seguenti tendenze:
a) consenso generale nella “presunzione di colpevolezza” di Vitaly Markiv: numerose pubblicazioni hanno affermato che il “killer” di Rocchelli era stato arrestato, senza considerare la possibile innocenza del sospetto.
b) uso frequente di cliché, stereotipi e giudizi errati in relazione a Vitaly Markiv, all’Ucraina e agli ucraini; identificazione di Markiv e degli ucraini in generale con forze di estrema destra sulla base di conclusioni errate, sia in relazione a Markiv (si scriveva, ad esempio, che era il comandante della sua unità), sia in relazione al sistema politico ucraino (si lasciava intendere, ad esempio, che le forze di estrema destra sono ampiamente rappresentate nel parlamento ucraino).
c) mancanza di equilibrio nella presentazione delle posizioni delle due parti del processo, l’assassinato e l’imputato: nella maggioranza assoluta dei casi, né Vitaly Markiv, né il suo avvocato, né il Governo o l’ambasciata ucraina hanno avuto la parola o si è dato spazio alla loro posizione. Al contrario, gli sforzi della difesa sono stati visti come tentativi di ostacolare la giustizia.
Secondo i membri del gruppo di lavoro internazionale, un tale background pubblico potrebbe avere un impatto significativo sull’esito del processo, in cui la giuria ha determinato la colpevolezza di Vitaly Markiv.

traduzione di LdM

 

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