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Fulvio Scaglione

Posts published by “Fulvio Scaglione”

"Lettera da Mosca" vuole essere uno spazio aperto a tutti coloro, giornalisti, esperti, studiosi o conoscitori della Russia, che sono stanchi della russofobia imperante come della russofilia ingenua e grossolana che si trova in Rete. Graditissimi i pareri diversi purché argomentati e fondati. Coordina il sito Fulvio Scaglione.

LA POPOLAZIONE UCRAINA SCOMPARE

Ella Libanova, direttrice dell’Istituto per la Demografia e gli Studi sociali dell’Accademia nazionale delle scienze dell’Ucraina, ha scritto il seguente articolo per il blog Focus Ukraine del Kennan Institute, centrato sulle dinamiche della popolazione ucraina.

“La situazione demografica ucraina è una questione incredibilmente complessa. Sollevare semplicemente la questione della popolazione richiede che prima chiariamo il nostro quadro di riferimento. Stiamo parlando della popolazione ucraina che vive all’interno dei confini dell’Ucraina riconosciuti a livello internazionale, i cosiddetti confini del 1991? O della popolazione ucraina che abita il territorio entro i confini del 1991 ma senza Crimea e Sebastopoli (questa è l’area all’interno della quale il Servizio statistico statale dell’Ucraina ha raccolto i dati nel 2015-2021)? O della popolazione sia dei territori controllati dalle autorità ucraine prima dell’inizio dell’aggressione russa (i cosiddetti confini del 2022) sia delle regioni non controllate dal Governo? O della restante popolazione che vive nel territorio controllato dalle autorità ucraine dopo l’inizio dell’invasione russa e, in caso affermativo, in quale mese, poiché la situazione attuale è altamente instabile?

MILITARE, PROFESSIONE IN ASCESA

Il Centro russo per lo studio della pubblica opinione (di solito indicato con l’acronimo VTsIOM) ha svolto una ricerca interessante sulle professioni ritenute più ambite, quelle più redditizie e quelle più desiderate per i figli. Il dato che colpisce è che la carriera militare, o nelle forze dell’ordine, sembra in fortissima ascesa in tutte e tre le categorie. Partiamo dalle professioni ritenute più prestigiose:

  1. Esperto di tecnologie informatiche – 31% ( nel 2006 era il 7% )
  2. Operatore sanitario – 30% ( nel 2006 era l’11% ). Tra i giovani di età compresa tra 18 e 24 anni il tradimento per questa professione è ancora più alto (47%)
  3. Personale militare (compresi polizia, ministero delle Situazioni di emergenza, complesso militare-industriale, ecc.) – 19% ( nel 2006 era il 3% )
  4. Educatore – 16% ( nel 2006 era il 4% )
  5. Operaio specializzato (fabbro, tornitore, saldatore, ecc.) – 14% ( 2% nel 2006 ).
  6. In calo, invece, il prestigio delle professioni come avvocato, pubblico ministero, magistrato (nel 2006 era il 28%, ora il 7%); economista, finanziere (nel 2006 era il 20%, ora il 4%); imprenditore, uomo d’affari (nel 2006 era il 10%, ora il 2%).

IL PATTO STRATEGICO TRA RUSSIA E CINA

di Giuseppe Gagliano – Dal 2013, la Russia usa e sovente abusa della “guerra ibrida”. Annullando la distinzione tra tempo di pace e tempo di guerra, combinando hard e soft power, questo concetto strategico permette al Cremlino di testare le posture e le reazioni del campo occidentale. Come sappiamo questa dottrina strategica è stata teorizzata dal generale Valery Gerasimov, ma fa parte di una lunga tradizione. È nata da una dimensione particolare della strategia dell’Impero bizantino, e trova la sua prima bozza nella raccolta di conferenze del 1920 del generale Alexandr Svechin. Essa ha influenzato la dottrina Primakov, che ha guidato la politica estera russa per più di due decenni. Nato a Kiev, ministro degli Esteri e poi primo ministro dal 1996 al 1999 sotto il presidente Eltsin, Evgenji Primakov postula che un mondo unipolare dominato dagli Stati Uniti è inaccettabile e che la Russia deve fare da contrappeso all’egemonia degli Stati Uniti favorendo l’emergere, in un nuovo patto, di nuove potenze come la Cina o l’India.

PRIGOZHIN, O LA SCELTA TRA PUTIN E L’IGNOTO

Bisogna sempre stare molto attenti a ciò che si desidera, perché a volte i desideri si avverano. Così ieri, per qualche ora, l’Occidente ha provato il brivido di ciò che da anni evoca e auspica: un tentativo di eliminare Vladimir Putin o, almeno, di condizionare e riorientare il suo potere. Così anche Evgenyj Prigozhin, per lungo tempo descritto come un satana mercenario e sanguinoso al servizio del Cremlino (perché ora c’è il Prigozhin leader di soldati ma prima c’era il Prigozhin leader degli hacker), ha goduto di un quarto d’ora di celebrità e di stima dalle nostre parti. Il suo abbozzo di marcia su Mosca ha brevemente destato un certo tifo e qualcuno ha pure cercato di vendere il dietrofront finale come un atto di saggezza quando, palesemente, si è trattato di una resa: in nessun modo l’avrebbero lasciato arrivare alla capitale, e i suoi mezzi allineati in autostrada sarebbero stati un facile bersaglio per i caccia.

ABRAMOVICH E I SOLDI DEL CHELSEA

Ma Roman Abramovich, l’oligarca russo residente nel Regno Unito, sanzionato dal Governo inglese a causa dell’invasione russa dell’Ucraina e nel maggio del 2022 costretto a vendere il famoso club calcistico Chelsea di cui era proprietario da vent’anni, che vuol fare? Il club è stato rilevato da un gruppo americano e ad Abramovich sono andati 2,3 miliardi di dollari, che il magnate aveva promesso di destinare agli ucraini vittime della guerra. Adesso, però, al momento di finalizzare l’accordo con il Governo inglese e di far partire i soldi, Abramovich ha cambiato idea: vuole che metà della somma vada, sì, agli ucraini ma l’altra metà finisca invece alle famiglie dei russi vittime della guerra. Cosa che, ovviamente, fa infuriare il Governo di Sua Maestà e l’intera Commissione Europea. Tanto più che, senza la firma dell’oligarca, i quattrini non possono partire.

UCRAINA, LA GUERRA SI VINCE NELL’ARIA

di Pietro Pinter    Mentre la controffensiva ucraina ancora si limita a qualche avanzata nelle campagne occidentali della città di Bakhmut, dove gli uomini del Gruppo Wagner ad un ritmo glaciale sgomberano “l’ultimo chilometro quadrato rimasto” in mano alle forze armate ucraine, le azioni più eclatanti in Ucraina avvengono sul fronte della guerra aerea. Il 14 maggio, l’aviazione russa ha colpito un bersaglio nell’oblast di Khmelnitsky, in Ucraina occidentale, causando quella che da molti è stata definita la più grande esplosione dall’inizio della guerra. Il noti analisti militari russi di Rybar sostengono che sia stato colpito un deposito di munizioni, altri ritengono addirittura che siano saltate le famose munizioni
all’uranio impoverito fornite dal Regno Unito, osservando un aumento nella radiottività di fondo della zona, poi rilevato nei giorni successivi anche in Polonia. Secondo gli ucraini, si è trattato invece di un attacco contro un deposito di carburante. È solo uno di molti episodi analoghi delle ultime settimane, in cui i russi sono riusciti a colpire obiettivi di valore –
depositi di munizioni e/o carburante, a giudicare dalle esplosioni – nelle retrovie ucraine: accade anche a Pavlograd, a Nykolaev, a Odessa e a Ternopil.

LA PREVALENZA DEL CRETINO

Anche a distanza di tanti anni, La prevalenza del cretino, l’immortale breviario che Fruttero e Lucentini pubblicarono nel 1985, resta una guida sicura per orientarsi nelle cose del mondo. Ancor più quando si tratta di libri e di intellettuali. La vicenda si svolge negli Usa. Masha Gessen, 56 anni, è un’intellettuale di passaporto russo e statunitense, nata a Mosca in una famiglia ebraica trasferitasi negli Usa all’inizio degli anni Sessanta. Lei ha lavorato a lungo in Russia come giornalista e, anche, come attivista dei diritti LGBT. Ha scritto libri sulla Russia, tutti ispirati a una critica radicale di Vladimir Putin e del putinismo. Siede anche nel consiglio direttivo del Pen America, notissima organizzazione per la difesa della cultura e della libertà di espressione, da cui però ieri si è dimessa.

PRIGOZHIN E LE AMBIZIONI DEL WAGNER

di Pietro Pinter       È passato un anno da quando constatavamo – dopo una parata del 9 maggio “tranquilla” a Mosca anche se per certi versi atipica – che la guerra sarebbe proseguita senza particolari scossoni o svolte, con le forze armate russe che lentamente espugnavano la “fortezza” di Azovstal, la roccaforte ucraina di Mariupol’, in uno degli ultimi successi militari che avrebbero avuto prima che la controffensiva ucraina, mesi dopo, riconquistasse quasi tutto l’oblast’ di Kharkov e metà di quello di Kherson, inclusa il capoluogo. Quest’anno però, oltre alle incognite sulla parata alimentate dal clamoroso attacco con droni al Cremlino, se ne aggiunge anche una potenzialmente più importante: come andrà a finire la faida tra il “capitano di ventura” Evgenyj Prigozhin, fondatore e comandante del Gruppo Wagner, e le alte sfere della ministero della Difesa russo?

IL TRADIMENTO, OGGI, IN RUSSIA

La Duma della Federazione Russa ha approvato gli emendamenti al Codice penale che introducono l’ergastolo per tradimento. La nuova versione della legge (finora la pena massima per tradimento era di 20 anni di carcere) è entrata in vigore dopo che il presidente Putin ha controfirmato il provvedimento. Secondo la normativa vigente, il tradimento non è solo spionaggio per conto di uno Stato estero, ma anche “la prestazione di assistenza finanziaria, logistica, di consulenza o di altra natura a uno Stato estero, a un’organizzazione internazionale o straniera, o ai loro rappresentanti in attività dirette contro la sicurezza della Federazione Russa”. La formulazione vaga della legge ha portato a un’ampia interpretazione del concetto di tradimento. Ad esempio, nel 2014, l’ingegnere radiofonico Gennady Kravtsov, che lavorava nel GRU (il servizio di intelligence militare, n.d.r.), è stato condannato a 14 anni di carcere solo per aver inviato il suo curriculum a società straniere.