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GLUSHKOV, OPPOSITORE O TRUFFATORE?

La London Coroner’s Court ha concluso che Nikolay Glushkov, ex socio d’affari di Boris Berezovsky (trovato morto impiccato nel 2013 nella sua casa inglese) ed ex top manager di Aeroflot, residente nel Regno Unito dal 2010 dopo aver ricevuto asilo politico, fu ucciso e strangolato nel 2018. Il 12 marzo di quell’anno Glushkov doveva presentarsi in Tribunale per difendersi dalla richiesta di estradizione emessa dalle autorità russa, dopo che un Tribunale di Mosca l’aveva condannato a 8 anni di prigione con l’accusa di aver sottratto 132 milioni di dollari alla compagnia Aeroflot. Fu invece trovato morto dalla figlia Natalya. Secondo il coroner inglese, dunque, Glushkov fu assassinato. E non è sfuggito a nessuno il fatto che l’omicidio di Glushkov, a quanto pare, avvenne una settimana dopo il tentativo di avvelenamento ai danni di Sergey Skripal e della figlia a Salisbury, sempre nel Regno Unito.

Non è difficile prevedere, a questo punto, che Glushkov verrà rapidamente iscritto nel novero dei Litvinenko, degli Skripal, dei Nemtsov, dei Navalny, insomma nella lunga lista di coloro che sono morti (o sono stati minacciati) in modo oscuro e la cui tragica fine in un modo o nell’altro viene attribuita al volere di Vladimir Putin. Di Glushkov, se uno cerca in giro, già lo si dice: criticava Putin. Il sottinteso è: quindi… La realtà, come spesso capita, è un po’ più complessa. Nikolay Glushkov (due lauree, una in Fisica, l’altra in Economia) non è mi stato un “oligarca”, come la sbrigativa stampa occidentale l’ha definito. Al contrario: era un manager al servizio di altri. Fino al 1995 fu direttore finanziario di AvtoVaz. Poi fu chiamato a fare il direttore generale di Aeroflot da Evgenyjv Shaposhnikov (morto nell’ottobre scorso di Coronavirus), che era stato l’ultimo ministro della Difesa dell’URSS prima di diventare un protagonista del circolo che ruotava intorno a Boris Eltsin: comandante in capo delle Forze Armate (1992-1993), segretario di Consiglio di Sicurezza (1993), rappresentante del presidente Eltsin in Rosvooruzhenie (l’azienda statale russa degli armamenti e della difesa) e infine direttore generale di Aeroflot e consigliere del Presidente per le questioni del traffico aereo e dell’esplorazione spaziale.

Nel 1995, come detto, Shaposhnikov volle Glushkov come proprio vice in Aeroflot. Lì Glushkov fece parecchie cose interessanti. Da un lato, come racconta Aleksander Goldfarb (fuggito dall’Urss nel 1975, collaboratore di George Soros e poi di Boris Berezovskij, aiutò Aleksandr Litvinenko e famiglia a entrare nel Regno Unito e stese materialmente il testo dell’accusa contro Putin che poi Litvinenko firmò sul letto di morte), mise un po’ d’ordine: pare che almeno 3 mila dei 14 mila dipendenti della compagnia aerea fossero ufficiali dei vari rami dei servizi segreti e che i proventi dei biglietti venissero sparsi su 350 conti correnti esteri su cui i dirigenti Aeroflot non avevano alcun controllo. Dall’altro mise troppo ordine: estinti quei conti, il denaro cominciò ad affluire alla società svizzera Andava che all’epoca, guarda caso, aveva come principali azionisti propri Glushkov e Brezovskij. Finì che nel dicembre del 2000 Glushkov fu arrestato e messo in galera, accusato di aver sottratto ad Aeroflot le bellezza di 123 milioni di dollari.

Come si vede, tutto questo ha poco a che fare con Vladimir Putin, che divenne primo ministro solo nell’agosto del 1999. Poi ci furono le solite storie che proliferano intorno a questi detenuti eccellenti. Mentre era indagato per il superfurto, Glushkov venne accusato di un tentativo di evasione e condannato a tre anni e tre mesi di carcere. Passò un po’ di tempo e il Tribunale lo assolse da qualunque responsabilità per la storia Aeroflot, cosa che gli valse l’immediata scarcerazione perché nel frattempo l’ex manager aveva scontato per intero l’altra pena.

Glushkov nel 2010 emigrò nel Regno Unito, dove in brevissimo tempo ottenne un asilo politico dovuto forse più ai contatti e alle informazioni di cui disponeva che alle “persecuzioni” subite. Ovviamente si mise a criticare Putin e il suo potere. Fatto sta che il Tribunale di Mosca riaprì il suo caso, lo processò in contumacia e lo condannò (2017) a otto anni di carcere per la vecchia storia dei 123 milioni di Aeroflot. La Russia chiese l’estradizione, il Regno Unito la negò e nel 2018, a quanto pare, Glushkov fu strangolato.

Ovviamente la sua sorte è stata orribile e bisogna sperare che i colpevoli vengano presto individuati. Sarebbe il minimo. Stupisce, però, la prontezza con cui si vuole attribuire una patente “politica” a personaggi che di politico hanno poco. E che, forse, hanno solo avuto la sfortuna di fregare i quattrini a gente poco disposta a dimenticare.

Lettera da Mosca

 

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