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ZELEN’SKYJ IL COMICO FA SUL SERIO

Quando decise di correre per la presidenza, dicevano che era solo un attore che voleva speculare sulla propria fama televisiva. Quando, al primo turno, fu il più votato dei candidati, che era la bizzarra sorpresa in un Paese bizzarro che, dopo tutto, aveva dato i natali a Gogol’ e a Bulgakov. Quando divenne Presidente con una maggioranza schiacciante dei voti, che era una marionetta degli oligarchi. Quando il suo partito, fondato in fretta e furia qualche mese dopo, conquistò una maggioranza altrettanto schiacciante dei seggi parlamentari, nessuno ebbe più il coraggio di parlare. Tutti avevano finalmente capito che Volodimir Zelens’ky non era una meteora ma un fenomeno. Un personaggio destinato a lasciare il segno nell’ancor breve (solo 28 anni) ma assai travagliata storia dell’Ucraina indipendente.

Non si può capire come Zelens’kyj sia riuscito a trattare con Vladimir Putin e a ottenere il clamoroso scambio di prigionieri, 35 contro 35, se non si riassume la sua atipica e improvvisa scalata al potere. E’ vero, Zelens’kyj (41 anni, laureato in Legge) ha approfittato della notorietà ottenuta con la sitcom “Il servitore del popolo”, in cui interpretava il ruolo di un politico curiosamente onesto. Ed è vero anche che il suo grande sponsor è stato l’oligarca Ihor Kolomoiskyi, il terzo uomo più ricco d’Ucraina, nemico giurato dell’ex presidente (e oligarca a sua volta) Petro Poroshenko. Ma la sua vittoria, a dispetto dei luoghi comuni, è stata tutta politica.

Gli elettori ucraini potevano scegliere. Da un lato Petro Poroshenko e la sua proposta “Dio, patria e guerra”. L’industriale del cioccolato aveva molto brigato per far nascere la Chiesa ortodossa autocefala d’Ucraina, in opposizione alla Chiesa guidata dal patriarcato ortodosso di Mosca. Aveva provato a far chiudere le scuole che insegnavano nella lingua delle minoranze (inutile dire che la più colpita era il russo). Aveva aumentato a dismisura le spese per la Difesa. E additando ai connazionali lo spettro dell’invasione russa, aveva cercato di far dimenticare la paurosa recessione economica e l’imperante corruzione.

Dall’altro Zelens’kyj. Nessun cedimento sulla Crimea e sul Donbass, diceva, ma con la Russia bisogna parlare altrimenti la guerra non finirà mai. E la corruzione va stroncata, perché altrimenti l’Ucraina non potrà rinascere. Per dirla in breve: Poroshenko, fedele seguace dei circoli atlantisti americani che vorrebbero usare l’Ucraina come una banderilla pianata nei fianchi della Russia, proponeva l’eterna ripetizione di un triste presente. Zelens’kyj, invece, un’avventura in territori inesplorati. Sappiamo bene che cos’hanno scelto gli elettori ucraini.

Lo scambio di prigionieri di qualche giorno fa è una grande vittoria politica per Zelens’kyj. Non su Vladimir Putin ma su chi, in patria, diceva che trattare con la Russia avrebbe portato a svendere l’Ucraina al nemico ed è poi rimasto di sale di fronte alla marea di congratulazioni che si sono riversate su Kiev, a cominciare da quelle di Donald Trump e Angela Merkel. Tanto da far pensare che il disgelo tra la Russia e l’Occidente potrebbe essere mediato proprio dall’attor giovane in cui nessuno credeva.

Ma Zelens’ky è abituato a stupire. Appena diventato Presidente ha sciolto il Parlamento. Servo del popolo, il “suo” partito, messo su in pochi giorni per andare al voto, ha raccolto 250 dei 450 seggi del Parlamento, lasciando agli oppositori le briciole con scelte non banali: tante donne (87, record per l’Ucraina), un deputato nero di origini africane (Jean Belenjuk, ex campione olimpico di lotta greco-romana e figlio di un ruandese), un primo ministro, Oleksyi Goncharuk, di soli 35 anni. Gli ucraini si stavano appena abituando a questa botta di novità che Zelens’kyj ne ha inventata un’altra: liquidato il sindaco della capitale Kiev, l’ex campione del mondo di pugilato Vitalyi Klitschko, un idolo.

Il bello, però, deve ancora venire. Il nuovo Parlamento, alla ripresa dei lavori, è chiamato a scegliere il nuovo procuratore generale e, a seguire, i capi degli organi di sicurezza e dei dipartimenti per la lotta alla corruzione. Con la maggioranza che si ritrova, Servo del popolo può fare ciò che vuole e, in pratica, consegnare a Zelens’kyi i pieni poteri. Ma non basta. Una delle prime proposte che il Parlamento si appresta a discutere è, in potenza, una bomba: la revoca dell’immunità parlamentare. Il che vuol dire: prigione facile per una marea di politicanti corrotti e gran repulisti generale.

Alla fin fine Zelens’kyi fa solo ciò che gli ucraini gli hanno chiesto: rompere il più possibile con il passato e cambiare tutto. Verranno anche per lui i tempi duri, soprattutto quando si tratterà di affrontare i temi dell’economia e della povertà. Ma per ora lo stato di grazia resiste. E non ci stupiremmo troppo se, nel momento del bisogno, fosse proprio la Russia, che dell’Ucraina resta il primo partner commerciale, a dargli una mano.

Fulvio Scaglione

Pubblicato in InsideOver, settembre 2019

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