Posts published by “Fulvio Scaglione”
"Lettera da Mosca" vuole essere uno spazio aperto a tutti coloro, giornalisti, esperti, studiosi o conoscitori della Russia, che sono stanchi della russofobia imperante come della russofilia ingenua e grossolana che si trova in Rete. Graditissimi i pareri diversi purché argomentati e fondati. Coordina il sito Fulvio Scaglione.
Il Covid 19 picchia duro sulle famiglie russe, sia dal punto di vista sanitario sia dal punto di vista economico. Non spegne, però, la loro voglia di casa. Rosstat, il servizio statistico ufficiale della Federazione Russa, fino al giugno scorso aveva registrato un milione di disoccupati in più rispetto alla quota censita prima dello scoppio della pandemia. Pochi, almeno rispetto ad altri Paesi. Ma bisogna tener conto di altri fattori. Intanto, circa il 50% (cifre ufficiali non ce ne sono) delle persone attive sono impiegate dallo Stato, che notoriamente non è un datore di lavoro che conceda alti salari. Secondo, il mercato del lavoro in Russia è piuttosto rigido e spesso i datori di lavoro reagiscono alle crisi riducendo i salari, piuttosto che licenziando. Terzo, i prezzi al consumo sono aumentati, rendendo quindi precario il bilancio di molte famiglie.
Il 27,9% degli ucraini sarebbe pronto a trasferirsi a vivere per sempre negli Stati Uniti o in uno dei Paesi dell’Unione Europea se potesse ottenere una piena cittadinanza, mentre il 68,7% non vorrebbe in nessun caso emigrare. È il risultato di un sondaggio svolto dall’Istituto Internazionale di Sociologia di Kiev (KIIS).
di Steven Pifer – Ci è voluto del tempo per contare le schede, ma l’elettorato americano ha espresso il suo giudizio. Potranno anche esserci sfide legali e uno o due riconteggi, ma il prossimo 20 gennaio Joe Biden diventerà il 46 ° presidente degli Stati Uniti. Questo risultato dispiacerà ad alcuni a Mosca. Il Governo russo, in particolare i servizi di sicurezza, ha lavorato per sostenere l’elezione del presidente Trump nel 2016 e anche quest’anno. Non è difficile capire perché. Trump ha diviso gli americani, indebolito le alleanze degli Stati Uniti e offuscato la reputazione americana all’estero. Chi siede al Cremlino di che cosa dovrebbe lamentarsi?
Nella nottata di ieri Putin, il presidente azero Aliyev e il premier armeno Pashinyan hanno firmato un accordo che, per la prima volta dall’inizio del conflitto nel Caucaso, ha (salvo imprevisti) serie possibilità di funzionare. La guerra ha piegato da subito a favore degli azeri, che, forti del sostegno turco, hanno rosicchiato, settimana dopo settimana, le regioni del loro territorio a ridosso del confine iraniano occupate dagli armeni negli anni Novanta per poi entrare, negli ultimi giorni, nel Nagorno Kharabakh vero e proprio, arrivando domenica scorsa a conquistare (o liberare, secondo il loro punto di vista) la città di Shusha, seconda per importanza della regione e ultimo bastione prima della capitale Stepanakert.



