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Fulvio Scaglione

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"Lettera da Mosca" vuole essere uno spazio aperto a tutti coloro, giornalisti, esperti, studiosi o conoscitori della Russia, che sono stanchi della russofobia imperante come della russofilia ingenua e grossolana che si trova in Rete. Graditissimi i pareri diversi purché argomentati e fondati. Coordina il sito Fulvio Scaglione.

BURNS A MOSCA E KIEV, MISSIONE FALLITA

Interessante ricostruzione del quotidiano svizzero Neue Zürcher Zeitung, che fa riferimento a fonti interne ai circoli politici tedeschi. A metà gennaio, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden avrebbe incaricato il capo della CIA, William Burns, di visitare Kiev e Mosca e valutare la loro disponibilità ai negoziati. Una missione portata a termine, anche se poi i media occidentali hanno parlato solo dell’incontro con il presidente ucraino Zelensky. Secondo le indiscrezioni, Burns avrebbe proposto a Kiev e Mosca un piano basato sull’idea “territori in cambio di pace”. Secondo questo piano, la Russia terrebbe circa il 20% del territorio dell’Ucraina ma porrebbe fine alla guerra. Entrambi i Paesi hanno rifiutato. L’Ucraina non vuole territori, mentre la Russia crede che alla lunga riuscirà a vincere la guerra e magari ad occupare ancora più territori.

SIRIA, UN ROMPICAPO PER IL CREMLINO

di Giuseppe Gagliano       L’offerta della Siria di ripristinare le relazioni diplomatiche con i Paesi vicini ha subito un duro colpo a fine gennaio, quando la sua riammissione alla Lega Araba è stata nuovamente rinviata dal segretario generale dell’organizzazione Ahmed Aboul Gheit. Sia il Qatar sia l’Arabia Saudita sono contrari al fatto che la Siria sia autorizzata a tornare, nonostante Alexander Lavrentiev, inviato speciale del presidente russo Vladimir Putin per la Siria, abbia visitato Riyadh il 20 gennaio per difendere la causa del presidente siriano Bashar Al Assad.

KIRILL E LA LEZIONE DI RATZINGER

di Stefano Caprio      I solenni funerali del papa emerito Benedetto XVI si sono tenuti la vigilia dell’Epifania, e due giorni prima del Natale ortodosso, per il quale perfino il primate della Chiesa militante, il patriarca di Mosca Kirill, ha chiesto un armistizio per permettere a tutti la celebrazione dei divini misteri, supportato dal presidente Putin, facendo eco alle suppliche di pace di papa Francesco. La nascita al cielo di Joseph Ratzinger ha attirato molte attenzioni, e richiamato tutti a uno sguardo diverso anche sul Natale. Benedetto aveva incontrato Kirill nel 2006, dieci anni prima dello storico incontro con Francesco all’Avana,  quando era ancora metropolita per gli Affari Esteri della Chiesa russa, e già predicava la riconquista del mondo alla vera fede. In quell’occasione Kirill era venuto a consacrare la chiesa russa di Roma, dedicata a Santa Caterina d’Alessandria, che svetta al di sopra del cupolone di San Pietro dal parco della Villa Abamelek sul Gianicolo, residenza dell’ambasciatore della Federazione Russa.

UE E RUSSIA, UN’UNICA CRISI IN EUROPA

di Marco Bordoni         Secondo il Fondo Monetario Internazionale, nel 1990 i Paesi che oggi compongono la UE producevano quasi un quarto della ricchezza mondiale, a parità di potere d’acquisto (per l’esattezza, il 23,5%). Questa quota è scesa oggi a meno di un sesto: il 14,9%. Nello stesso periodo la quota della Russia scendeva, in maniera quasi parallela, dal 4,8% al  2,8%. I Russi possono ben raccontarsi che i BRICS stanno rimontando secoli di egemonia economica occidentale. Gli Europei possono ribattere che il processo è lento e che, in ogni caso, i Paesi del G7 tengono la presa sulla finanza globale. Ma gli uni e gli altri vantano successi non propri. Sempre nel 1990 il saldo demografico naturale (differenza fra nati e deceduti) nei paesi UE era + 2 ‰, sceso fino al – 2,8 ‰ del 2021 (pari a un saldo negativo di 1.231.000). Nello stesso periodo la Russia è passata da +2‰ a -7,1‰ (diminuzione di 1.398.253). Nonostante in questo caso i due tracciati non siano esattamente paralleli (infatti mentre la statistica UE è costante al ribasso, le dinamiche demografiche russe hanno un tradizionale andamento sinusoidale, che vede anni di crollo seguiti a poca distanza da altri di relativa espansione), la tendenza generale appare comune. Da una parte e dall’altra si cerca di tamponare l’emorragia drenando forza lavoro dall’Ucraina e dai Paesi in via di sviluppo.

SACHS: LA PACE VERRA’ DAI NEUTRALI

di Jeffrey Sachs       È probabile che né la Russia né l’Ucraina ottengano una vittoria militare decisiva nella guerra in corso: entrambe le parti hanno un ampio spazio per un’escalation mortale. L’Ucraina e i suoi alleati occidentali hanno poche possibilità di cacciare la Russia dalla Crimea e dalla regione del Donbass, mentre la Russia ha poche possibilità di costringere l’Ucraina alla resa. Come ha osservato Joe Biden in ottobre, la spirale dell’escalation segna la prima minaccia diretta di “Armageddon nucleare” dalla crisi dei missili cubani 60 anni fa. Anche il resto del mondo soffre, anche se non sul campo di battaglia. L’Europa è probabilmente in recessione. Le economie in via di sviluppo lottano con l’aumento della fame e della povertà. I produttori di armi americani e le grandi compagnie petrolifere raccolgono guadagni inaspettati, anche se l’economia americana nel suo complesso peggiora. Il mondo deve sopportare una maggiore incertezza, catene di approvvigionamento interrotte e terribili rischi di escalation nucleare. Ciascuna parte potrebbe optare per una guerra continua nella convinzione di ottenere un vantaggio militare decisivo sul nemico. Almeno una delle parti si sbaglierebbe in una tale visione, e probabilmente entrambe. Una guerra di logoramento devasterà entrambe le parti.

IL PREZZO DELLA VITTORIA

Al momento in cui scrivo queste righe, il computo dei morti a Dnipro ha raggiunto quota 45. E prima di qualunque equivoco, va detto che la responsabilità di questa orrenda strage di civili ricade tutta sulla Russia. Sulla sua leadership politica e militare. E non ha nessuna importanza se il missile, come persino certe fonti ucraine hanno ammesso in ipotesi, non era diretto sul palazzo ma altrove, ed è stato deviato sul palazzo da un colpo della contraerea. Se lanci un’invasione, sei responsabile della guerra che ne deriva. Se lanci un missile, sei responsabile di dove cade. Altro non c’è. Detto questo, mi pare comunque incredibile che ci siano ancora così tante persone pronte a ribadire la retorica della vittoria, della “pace giusta” (che è, come ci spiegano, quella decisa dagli ucraini), in sostanza dell’umiliazione strategica della Russia attraverso la sconfitta sul campo, del naufragio della sua economia tramite le sanzioni, del crollo dei suoi assetti di potere a causa del costo della guerra e, per i più ottimisti, della disgregazione della sua unità federale. Senza che mai, nemmeno una volta, ci si interroghi su quale sia il prezzo che siamo disposti a pagare, e soprattutto a far pagare agli altri, per raggiungere questo obiettivo. Sempre ammesso che l’obiettivo sia raggiungibile.

SOLEDAR, IL GALEOTTO CONDOTTIERO

Evgenyj Prigozhin, il padre-padrone del Gruppo Wagner, il temibile esercito mercenario tanto impiegato dal Cremlino, l’ha consacrato in un video, definendolo come “l’uomo che ha conquistato Soledar”. È ovvio, Prigozhin pubblicizza i suoi uomini per pubblicizzare se stesso ed enfatizzare il ruolo della Wagner. Sulla questione di Soledar, poi, non ha esitato a polemizzare (e non era la prima volta) con il ministero della Difesa, che si sforzava invano di sottolineare anche i meriti delle truppe russe regolari. I giornalisti russi non hanno speso troppo tempo per identificare il soldato in questione: si tratta di Anton Olegovich Elizarov, classe 1981, diplomato (nel 2003) all’Accademia per ufficiali paracadutisti di Ryazan e a lungo in servizio nella guarnigione di Novorossisk .

GENERALE, SI ACCOMODI AL FRONTE

Forse hanno ragione certi giornali e la dirigenza russa è fatta di uomini rozzi, assetati di terre e sangue altrui e fondamentalmente stupidi. Se così per caso non fosse, vien da pensare che l’ennesimo rivolgimento al vertice delle forze armate questa volta non sia il solito scaricabarile, da un generale all’altro, per gli insuccessi su questo o quel quadrante del fronte ma qualcosa di più profondo e preoccupante, almeno per chi come noi spera che si possa metter fine alla guerra in Ucraina. Proviamo a ricapitolare. Due giorni fa il generale Aleksandr Lapin, caduto in disgrazia in autunno di fronte alla controffensiva ucraina nel Sud e nel Donbass, improvvisamente risorge e viene addirittura nominato capo delle forze di terra russe. In pratica, il secondo più alto in grado dopo il capo di stato maggiore Valery Gerasimov. Che non viene rimosso, come scrivono molti, ma conserva l’incarico e viene mandato (seconda notizia) a dirigere le operazioni in Ucraina. E il generale Aleksandr Surovikin, fino a ieri al comando, considerato l’ispiratore dei bombardamenti sulle infrastrutture ucraine? Diventa il vice di Gerasimov, affiancato però da altri due generali: Oleg Salyukov, alto grado dell’aviazione, e Aleksey Kim, già vice di Gerasimov allo stato maggiore. In sintesi: il capo di stato maggiore va in prima linea, accanto si mette un esperto di truppe motorizzate (Surovikin), uno delle forze aeree e un fedelissimo (Kim) mentre a Mosca veglia sulla fanteria il generale Lapin, che ha esperienza del fronte ucraino.

VICINO ORIENTE, LA TELA DI MOSCA

di Pietro Pinter      Mentre continua ad infuriare la guerra in Ucraina, una regione in costante ebollizione, il Vicino Oriente, riceve grandi attenzioni da Mosca, che sta cercando sia di “mettere al sicuro” le sue posizioni sia di ridurre l’influenza angloamericana in una zona del mondo cruciale per i suoi interessi. Il primo e più importante quadrante in cui Mosca opera è quello siriano. In Siria, da anni la Russia sta cercando di facilitare la normalizzazione dei rapporti tra Damasco e i suoi vicini regionali, ponendosi come protettrice dell’integrità territoriale del Pese ma anche come forza bilanciatrice tra i tre attori regionali che hanno forti interessi in Siria e strumenti per tutelarli: Iran, Turchia e Israele. Il primo un vero alleato, gli altri invece partner necessari per garantire un minimo livello di stabilità alla Siria e all’interesse russo fondamentale: un accesso sicuro al Mediterraneo Orientale tramite la base navale di Tartus, acquisita subito dopo l’intervento nella guerra civile del 2011.

SICUREZZA, LA VIA UCRAINA

di Giuseppe Gagliano     Quali sono le principali novità che emergono da uno studio, da una disamina attenta dei servizi di sicurezza ucraini? In primo luogo la nascita dell’ufficio di sicurezza economica (BEB) che opera in modo indipendente rispetto agli altri servizi di sicurezza ucraini e che certo ha avuto un ruolo rilevante nell’attuale guerra. Questo servizio coopera con il servizio di intelligence doganale ucraina allo scopo di individuare tentativi di corruzione da parte di agenti russi infiltrati e segnali di collusione economica tra cittadini ucraini e cittadini russi.