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TV E UN PO’ DI CENSURA, ECCO LA RICETTA

Le teorie dell’intellighenzia sulla “morte della televisione” e la sua sostituzione con Internet non corrisponde alla realtà della Russia profonda. Nell’interno del Paese, infatti, la Tv resta il principale mezzo di comunicazione. Lo dimostra lo studio del Centro scientifico di Vologda dell’Accademia delle Scienze condotto appunto nella regione di Vologda, dove peraltro le abitudini non sono molto diverse da quelle delle altre regioni.


“Durante l’intero periodo dello studio, la quota dei residenti della regione di Vologda che credono che i media svolgano un ruolo positivo nella vita del Paese ha superato significativamente la quota di coloro che invece ne hanno un’opinione negativa”. In questo senso, la pandemia non ha avuto un impatto significativo sui giudizi dell’opinione pubblica, come dimostrano i risultati del monitoraggio condotto nel giugno 2021: la quota di opinioni positive sull’attività dei media è del 55%, la quota di valutazioni negative è del 21%”.

Le fonti di informazione preferite non sono cambiate in modo significativo nel 2021: Tv (91–92%) e Internet (72–74%) sono le più richieste. Poco meno della metà della popolazione utilizza la carta stampata (47-49%). La quota di chi ascolta le radio locali è diminuita di 5 punti tra il 2020 e il 2021 (dal 30 al 25%). Per fare un confronto: la quota della TV nel 2004 era del 97%. Ciò vuol dire che la diffusione di Internet in tutti questi anni ha ridotto la leadership della Tv di soli 5-6 punti percentuali. Alle preferenze sui media corrisponde, evidentemente, anche l’origine delle informazioni che i residenti della regione di Volgograd ricevono sulla vita politica ed economica del Paese: il 78% degli intervistati dai programmi TV, 50- 53% da Internet, 28% dai giornali, il 15-17% dalle trasmissioni radiofoniche, il 6-7% dalle riviste.

Infine un dato da non sottovalutare: la quota di persone che credono che la censura sia necessaria nei media è del 55-57% (nel 2015 era del 43%).

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